Non c’è dubbio che nella crescita del Bologna da sagoma del campionato a un ruolo più attivo in Serie A, da far paura anche alle più grandi protagoniste del calcio italiano, ci sia anche lo zampino di Marco Di Vaio. Ex capitano e goleador rossoblu, dall’estate 2022 ha vestito i panni di dirigente sportivo dei felsinei, formando una coppia stabile con Sartori da salto di qualità definitivo nell’organico del club. Di Vaio ha concesso una lunga intervista a Tuttomercatoweb.
SULLA CITTÀ. Di Vaio si sente ormai un bolognese acquisito, come ha dichiarato ai microfoni di TMW: “Bologna ha adottato me e la mia famiglia, concedendomi una seconda possibilità quando tutti mi davano per finito. Eravamo vagabondi, ma qui ho messo le radici ed è stato meraviglioso“.
IL RAPPORTO CON SAPUTO. Di Vaio ha conosciuto l’imprenditore 59enne canadese prima ancora che fosse proprietario dei rossoblu, concludendo la carriera da giocatore e aprendo quella da dirigente al Montreal: “In Canada ho capito molto bene che persona fosse – racconta – poi il destino ha voluto che arrivasse a Bologna. Lui sapeva cosa rappresentavo in quel club, sono qua per dare un’identità alla sua idea e al Bologna”.
SU SARTORI. Qualche parola anche sul collega Giovanni Sartori: “È una fortuna lavorare insieme a uno che ha scritto la storia di questo ruolo in Italia. Mi ha fatto scoprire una metodologia diversa, ci siamo trovati da subito. Mi sta aiutando molto a fare esperienza sulla parte straniera e nel mantenere i rapporti con gli agenti”.
SOGNARE L’EUROPA? A Di Vaio viene chiesto se, all’interno della società, le ambizioni di puntare alle coppe europee sono vive: “Sappiamo che il divario con le prime sei-sette del campionato è enorme, quindi dovremo affrontare le difficoltà dei grandi club. Il nostro gruppo ha buone basi, un potenziale che sta acquisendo forza e consapevolezze importanti. Ma per cullare sogni serve continuità. Avremo bisogno di esperienza e tempo per raggiungere la solidità mentale“. Poi una piccola parentesi sul tecnico Thiago Motta: “È giovane ma dalle idee molto chiare: ha dato un’identità alla squadra, vogliamo proseguire con lui anche le prossime stagioni“.
SU MIHAJLOVIC. Probabilmente il momento più difficile da dirigente rossoblu, per Di Vaio, è stato l’addio del serbo: “Mi manca tanto, ancora non riesco a credere. Ho visto la ricaduta della malattia, ma anche quanto abbia combattuto prima. La sua scomparsa ha aperto una crisi personale in me. Quando dovevamo comunicargli l’esonero non è stato semplice, ma lo abbiamo trattato come voleva, cioè da allenatore anziché da malato. La gente si è indignata con noi, ma senza conoscere le condizioni e lo status interno della squadra. Fosse stato per noi, lo avremmo tenuto in eterno“.


