Riccardo Orsolini ha rilasciato alcune dichiarazioni in compagnia del Profeta Hernanes in cui, tra le cose, ha toccato temi importanti. Dall’esultanza con la bussata, fino al suo rapporto con la Nazionale.
ORSOLINI PRIME. “Sicuramente siamo davanti all’Orso più maturo, perché sto acquisendo delle consapevolezze, al di là dei goal. Parlo di personalità e di fare la giocata giusta al momento giusto. È arrivata l’età di capire determinate cose per fare l’ulteriore step in avanti. Non mi voglio sentire un top player. Perché probabilmente perderei delle energie mentali. Devo avere quella fame e quella voglia di arrivare, non posso ‘sedermi’. Non spetta a me giudicarlo, ma non voglio sentirmi così”.
NAZIONALE. “Sto cercando di portare ciò che di buono sto facendo al Bologna anche in Nazionale. Mister Gattuso mi sta dando molta fiducia, e infatti lo ringrazio per questo. Ma in questo momento, più che di Orsolini in Nazionale, bisognerebbe parlare di obiettivi: abbiamo solo quello in testa e non si parla d’altro! Io in Nazionale giocherei anche in porta, perché se posso dare una mano per raggiungere quell’obiettivo lo faccio. Ma adesso la Nazionale viene prima di Orsolini, non il contrario“.
BOLOGNA. “Fin da subito ho creduto nel progetto Bologna. Volevano costruire una squadra ambiziosa, di anno in anno fino ad arrivare in Europa, seguendo il modello Atalanta. Sono contento perché dopo otto anni non ci si stufa. Io sono arrivato qui che lottavamo per non retrocedere, ci salvavamo alla penultima giornata. Ho vissuto Bologna in tutte le salse. Sono qui da tanto e di “m” ne ho sia vissuta che mangiata tanta. Ma passando da tutto questo ci siamo fortificati per costruire quello che siamo adesso. Se chiedi a un tifoso del Bologna se qualche anno fa si fosse aspettato di giocare in Champions League, magari ti avrebbe riso in faccia. Abbiamo creato qualcosa di straordinario. È una emozione unica, storica. Non me lo sarei mai aspettato nemmeno io.”
BUSSATA ALLA TELECAMERA. “È nata così per caso, era una roba venuta così, dal cuore. È stato un gesto istintivo che è diventato iconico. Tutti l’hanno ricollegato a Spalletti, ma in realtà era una cosa goliardica. È stato molto divertente perché alla gente è piaciuto e l’ho tenuta. Non era preparato, è stato un momento istintivo”.
CAPOCANNONIERE. “Sarebbe un sogno, ma realisticamente… L’ultimo mancino a essere capocannoniere in A è stato Vieri nel 2003? Io metto le mani avanti, non sono un attaccante, non sono una punta. Difendere la categoria dei mancini? Mi state dando una grande responsabilità. Da quanto non la vince un attaccante del Bologna? 50 anni? Ho capito ma… a piccoli passi, un passettino alla volta”.
Fonte: MySkills, DAZN


