Antonio Raimondo ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport in cui, tra le altre cose, ha parlato anche del suo futuro a Bologna. L’attaccante classe 2004 è reduce dalla tripletta messa a referto contro il Sassuolo e attualmente è primo nella classifica marcatori: l’anno prossimo, però, tornerà in rossoblù, anche se il suo destino è tutto da decifrare.
L’arrivo a Bologna
“Sono arrivato al Bologna grazie a Daniele Corazza, responsabile del settore giovanile. La mia prima stagione in Under 15 è stata complicata: giocavo poco e non riuscivo a segnare. Ricordo che mi invitò a non mollare, perché dovevo ancora mostrare tutto il mio potenziale. Fisicamente ero meno sviluppato rispetto ad altri ragazzi, ma per fortuna gli ho dato ascolto e aveva ragione lui. All’epoca giocavo con suo figlio, che è tuttora uno dei miei migliori amici. Con tanti compagni di quel gruppo, come Anatriello, Bagnolini e Stivanello, siamo ancora in contatto praticamente ogni giorno. Futuro a Bologna? Non sta a me deciderlo. Penso solo a fare bene con il Frosinone e poi vedremo”.
L’esordio in Serie A di Raimondo
“Il mio esordio è arrivato contro il Verona. Mihajlovic aveva annunciato in conferenza stampa che mi avrebbe fatto debuttare, ma avevo appena 17 anni e non mi rendevo nemmeno conto di quello che stava succedendo. Gli sarò riconoscente per tutta la vita per avermi dato questa opportunità. Ricordo anche la partita da titolare contro il Genoa, quando lui era già malato. Lo incrociai in un corridoio di Casteldebole, senza riconoscerlo perché era completamente incappucciato. Mi disse di farmi trovare pronto, perché avrei giocato. E così fu”.
I diversi prestiti
“A Venezia mi sono fatto male proprio quando sembrava che potessi trovare maggiore spazio. Successivamente sono andato a Salerno, dove le cose non sono andate come speravo, sia per alcuni miei demeriti sia per altre circostanze. A Terni ho disputato un ottimo girone d’andata, prima di avere un calo. Conservo un ricordo molto bello di quell’esperienza, anche se la retrocessione è una ferita che brucia ancora”.



