Gianni Morandi, cantante e super tifoso del Bologna, ha rilasciato un’intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport per Sportweek. Di seguito le sue parole sul Bologna del passato e soprattutto del presente.
BOLOGNA DEL 1964. “Il ricordo di quella stagione sono le esultanze con Lucio Dalla. Non avevo ancora compiuto ventāanni e con lui seguivamo tutte le trasferte del Bologna: siamo andati a Bergamo, a Genova, a Roma, insomma un poā dappertutto. Eravamo tutti impazziti per quella squadra che giocava alla grande e non aveva paura di nessuno, e pensavamo proprio che avremmo vinto lo scudetto. Erano passati cosƬ tanti anni (23, ndr) che per noi era davvero un sogno. Che poi si ĆØ realizzato”.
BATTERE L’INTER DI HERRERA. “Avevamo un grandissimo allenatore: Fulvio Bernardini, che uno scudetto lo aveva giĆ vinto con la Fiorentina. Il presidente Renato DallāAra (lo stadio di Bologna oggi porta il suo nome) lo convinse a venire da noi. Bernardini arrivò, fece acquistare alcuni giocatori e la squadra fu incredibile, vinse anche dieci partite di fila e fece un campionato strepitoso. Alla fine, nello spareggio di Roma riuscimmo a battere lāInter che pochi giorni prima aveva vinto la Coppa dei Campioni. Lāunico rimpianto fu che DallāAra morƬ purtroppo quattro giorni prima dello scudetto, e non potĆ© godersi quella grandissima gioia“.
MORANDI SUGLI EROI DEL PASSATO. “Mentre Lucio aveva come preferito Ezio Pascutti (infatti aveva sempre con sĆ© un portachiavi con una fotografia del centravanti, lo ha tenuto per tutta la vita), io ero molto affascinato da Helmut Haller. E da Giacomo Bulgarelli, anche perchĆ© lui era bolognese ed ĆØ stato riconosciuto da tutti, compreso Gianni Rivera, come uno dei più grandi centrocampisti italiani. Avvicinare qualcuno di loro alla rosa di oggi ĆØ difficile, ma penso che un centravanti come Zirkzee, in quella squadra, avrebbe sicuramente segnato decine di gol“.
THIAGO MOTTA. “Riprendo le parole di Thiago Motta: āLa squadra deve giocare beneā. Poi, se gioca bene, allora arriveranno anche i risultati. Lui per esempio le partite le prepara sempre allo stesso modo, che sfidi lāultima in classifica oppure la prima. Poi Thiago ĆØ brasiliano, ĆØ amante del bel calcio, ha fantasia come il grande Brasile di PelĆ©. Preferisce sicuramente arrivare al risultato solo giocando bene. E la cittĆ lo apprezza, tutti speriamo che possa rimanere in panchina e aprire un ciclo“.


