Tra le situazioni da monitorare in casa Bologna c’è anche quella di Nikola Moro. Il centrocampista croato ha trovato poco spazio in questo primo scorcio di stagione, mettendo insieme appena 92 minuti nelle prime cinque giornate di campionato (zero da titolare). Un impiego limitato anche dalle condizioni fisiche non ottimali con cui è rientrato dal Mondiale, che hanno inevitabilmente condizionato il suo avvio.
Moro il play di Palladino
Con l’arrivo di Raffaele Palladino, però, per Moro può aprirsi una nuova fase. Il croato è infatti l’unico giocatore della rosa con caratteristiche naturali per agire da play davanti alla difesa, un ruolo nel quale può offrire qualità nella costruzione e soprattutto capacità di dettare i tempi della manovra. Nella prima gara del nuovo allenatore, quella contro il Torino, è stato Lewis Ferguson a occupare quella posizione, ma lo scozzese ha caratteristiche differenti e potrebbe essere impiegato anche in altre zone del centrocampo.
Il croato è pronto a tornare titolare
Moro ha sfruttato le tre settimane di sosta per lavorare a Casteldebole e aumentare la propria autonomia. Ora punta a ritagliarsi uno spazio maggiore nelle rotazioni di Palladino e a tornare protagonista. Il Bologna, del resto, continua a credere nel classe 1998: il suo contratto scade nel 2027, con un’opzione per prolungarlo fino al 2028. Il suo futuro, dunque, resta tinto di rossoblù.
Nei giorni scorsi Nikola Moro ha parlato così…
“Con Tedesco ho imparato molto. Voleva proporre un calcio più europeo, diverso da quello a cui siamo abituati in Serie A. Non sapremo mai come sarebbe andata. Italiano e Thiago Motta? Vincenzo era un allenatore molto italiano, puntava tanto sugli uno contro uno e ci chiedeva di attaccare sempre e creare occasioni da gol. Con lui ho sviluppato maggiormente la mia anima offensiva. Con Thiago, invece, sono cresciuto tanto: mi ha portato verso un calcio più ragionato e mi ha permesso di diventare un giocatore più completo”.





