Riccardo Orsolini è stato protagonista della serata “Orgoglio di Rotella – omaggio a Riccardo Orsolini”, evento in cui si è celebrato l’attaccante del Bologna nella città in cui è vissuto.
DA ROTELLA. “Qui ho iniziato a sognare e ogni passo che ho fatto nella mia carriera è stato ispirato dai valori che ho appreso in questa comunità. Rotella la porto nel cuore, per me è davvero casa. Mi dicono che sono ‘figlio di Bologna’ ma io sono di Rotella e ho anche Ascoli nel cuore. Comunque 8 anni sotto le Due Torri sono tanti e ringrazio chi è venuto sin qui con addosso la maglia del Bologna solo per salutarmi”.
FAMIGLIA. “Qui ci sono le mie due nonne che mi sono sempre state vicine: Ida è anche venuta al Dall’Ara a vedermi. I miei genitori hanno fatto molti sacrifici per permettermi di intraprendere questo percorso, sin da quando mi accompagnavano al Picchio Village per allenarmi con i Pulcini dell’Ascoli“.
ALLENATORI. “Se sono diventato il calciatore che sono lo devo a tutti gli allenatori che ho avuto: da Remo Orsini che mi vide fare le rovesciate al mare e mi portò all’Ascoli fino a Vincenzo Italiano, passando per Giuliano Castoldi, Gian Piero Gasperini all’Atalanta, Sinisa Mihajlović e Thiago Motta”.
NAZIONALE. “Ho un rapporto strano con la maglia azzurra: ammetto che l’esclusione dall’Europeo mi ha fatto particolarmente male. Le decisioni altrui non posso modificarle, ho capito che devo solo continuare a fare il mio. Esultanza del ‘TocToc’ alla telecamera? Qualcuno ci ha visto un messaggio subliminale, ma è stata solo una cosa dettata dall’istinto: poi l’ho riproposta perché mi ha portato fortuna ed è finita per diventare un meme. Ora c’è un nuovo CT e inizierà un nuovo ciclo. Spero che l’Italia riesca a qualificarsi per i Mondiali“.
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