Il Dall’Ara e Bologna: storia di uno stadio diventato città

Il Dall’Ara, adagiato lungo il portico che sale verso San Luca, con la sua torre riconoscibile da lontano, accompagna la vita dei bolognesi da quasi un secolo. Ripercorrerne la storia oggi, mentre il dibattito sul futuro dell’impianto è più vivo che mai, significa anche chiedersi che cosa rappresenti per chi ci è cresciuto dentro.

bologna stadio

Quando i lavori partono, a metà degli anni Venti, in Italia non esiste nulla di simile. L’impianto, voluto dal podestà Leandro Arpinati e progettato dall’ingegnere Umberto Costanzini insieme all’architetto Giulio Ulisse Arata, nasce come grande complesso polisportivo, con pista di atletica, piscine e campi da tennis. Viene considerato la prima opera pubblica del Paese pensata espressamente per lo sport. Le arcate in mattoni rossi richiamano le Terme di Caracalla e la capienza sfiora le cinquantamila persone. Inaugurato alla fine di ottobre del 1926, in una giornata rimasta nella storia anche per l’attentato dell’anarchico quindicenne Anteo Zamboni a Mussolini, il Littoriale diventa la casa stabile del Bologna dal 1927 e manda in pensione il vecchio Sterlino.

Pochi anni dopo Arata completa l’opera con la torre di Maratona: quarantadue metri di mattoni che ancora oggi sovrastano la tribuna dei distinti. Alla sua base campeggiava una statua equestre di Mussolini, il cui bronzo nel dopoguerra fu rifuso per realizzare i partigiani di Luciano Minguzzi a Porta Lame. È forse la trasformazione più eloquente nella storia dell’impianto.

Gli anni dello squadrone

È su quel prato che prende forma il Bologna “che tremare il mondo fa”. Con Renato Dall’Ara alla presidenza dal 1934 arrivano gli scudetti degli anni Trenta e dei primi Quaranta, oltre al Trofeo dell’Esposizione di Parigi del 1937, all’epoca una sorta di mondiale per club. Nel 1934 lo stadio ospita anche alcune partite dei Mondiali vinti dall’Italia. Allo stesso periodo appartiene la figura di Árpád Weisz, l’allenatore ungherese dei primi due scudetti di quel ciclo, morto ad Auschwitz e oggi ricordato da una targa all’interno dell’impianto.

Dal Comunale al Dall’Ara

Con la caduta del fascismo lo stadio perde il vecchio nome e diventa semplicemente il Comunale. Il passaggio successivo è legato alla pagina più struggente della storia rossoblù. Il 3 giugno 1964 Dall’Ara muore d’infarto a Milano, durante un incontro in Lega con Angelo Moratti in vista dello spareggio scudetto. Quattro giorni più tardi, all’Olimpico, il Bologna di Bernardini batte l’Inter e conquista il settimo e ultimo titolo della sua storia. Il 3 giugno 1983, nell’anniversario della scomparsa, il Comunale prende il nome del presidente che lo aveva reso grande.

Italia ‘90 e le notti europee

La trasformazione più profonda arriva con i Mondiali del 1990. L’ampliamento progettato dall’architetto Enzo Zacchiroli, in voluta discontinuità con lo stile originario, porta la capienza oltre le trentottomila persone. Quell’estate il Dall’Ara ospita, tra le altre, l’ottavo di finale tra Inghilterra e Belgio. Negli anni successivi lo stadio torna a vivere serate europee, dall’Intertoto conquistato nel 1998 con Carlo Mazzone in panchina fino alla Champions League della stagione 2024-25. Quella fu la prima volta in sessant’anni che la massima competizione continentale tornava sotto la torre di Maratona.

Il futuro, tra Fiera e riconversione

Proprio la modernità dell’impianto è oggi il nodo centrale. Il progetto di restyling elaborato a fine anni Dieci, con copertura e tribune avvicinate al campo, si è arenato davanti all’aumento dei costi seguito alla pandemia. Nell’agosto 2026 il club e BolognaFiere hanno presentato al Comune una lettera di intenti per un nuovo impianto polifunzionale da trentamila posti nell’area della Fiera. Sul Dall’Ara, il sindaco Matteo Lepore ha parlato di una riconversione tra i progetti più affascinanti per la città, accostando lo stadio a beni storico-monumentali come San Luca e i Portici.

È un dibattito che riguarda tutti, perché oggi il calcio si vive in mille modi diversi, tra pay tv, app, social e piattaforme come NetBet.it. Il rito della domenica in via Andrea Costa resta però qualcosa che nessuno schermo sa replicare. Nel 2027 saranno cento anni da quando il Bologna gioca stabilmente qui.

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