Lunga intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport per Santiago Castro. Che apre parlando di obiettivi: “Prima della doppia sfida contro la Roma Bernardeschi ha detto che vogliamo arrivare in finale. Sembrava un eccesso, ma poi l’ostacolo, durissimo, l’abbiamo superato. Mi trovo spesso d’accordo con lui. La sola parola non porta a niente, la devi accompagnare con il lavoro costante, duro. A livello di obiettivi devi sempre cercare tutto, pure la finale e il massimo di Europa League”.
Castro e il rendimento del Bologna
Sul gap di rendimento tra Europa e Serie A spiega: “Questione mentale, magari anche stanchezza: giocare in Europa ti fa sentire a posto, a grandi livelli, è bellissimo, ma negli ultimi due mesi avevamo giocato il giovedì alle 21 e la domenica alle 15. E alla lunga lo senti. Non è giustificarsi, dico che conta moltissimo la testa perché ci siamo sempre allenati al centomila per cento. Il periodo veramente no è cominciato dopo la finale di Supercoppa persa contro il Napoli. Perché sei lì, hai un trofeo a un centimetro: e se poi non lo prendi, beh, ci resti male. E te la porti dietro”.
Futuro ancora da scrivere
Sul futuro non si sbilancia troppo: “Mancano due mesi alla fine della stagione e col Bologna sto da dio, mi sento in una vera famiglia. Per cui oggi penso solo a questa famiglia, perché non mi va di dire che resterò ancora tanti anni e fare eventuali figure di chi parla tanto per parlare. Del mercato non si sa mai ma vi ricordo che oltretutto ho rinnovato poco tempo fa, quindi…”. E su Italiano conclude: “La formazione la dice mezz’ora prima dell’ultimo riscaldamento. Mi piace: perché tutti si devono sentire importanti. E chi entra dopo può esserlo anche più di chi inizia: lui lo dice sempre ed è verissimo”.
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